Category Archives: Photography

impossibile

What is it like to be a bat? @ Impossibile, Spazio Bianco, Torino

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“Conscious experience is a widespread phenomenon. It occurs at many levels of animal life, though we cannot be sure of its presence in the simpler organisms, and it is very difficult to say in general what provides evidence of it. (Some extremists have been prepared to deny it even of mammals other than man.) No doubt it occurs in countless forms totally unimaginable to us, on other planets in other solar systems throughout the universe. But no matter how the form may vary, the fact that an organism has conscious experience at all means, basically, that there is something it is like to be that organism”.

“Without consciousness the mind-body problem would be much less interesting. With consciousness it seems hopeless”.

Thomas Nagel, 1974

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green routes – contact zone Taranto

photography workshop @ Green Routes for Taranto and Palagianello

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A workshop about photography as a way to learn about the individual unique experience of looking at the inner and outer world. The city of Taranto and the surroundings of the castle of Palagianello are explored with a group of educators in charge of different non-profit organisations operating on the local territory. Photography can become a participatory tool for creating new imaginaries to value and transform the social and environmental landscape towards more sustainable futures.

 

the ability to respond

poetry and photography as quality evidence

performance work with David Waltner-Toews @ New Currents in Science:  The Challenges of Quality / Joint Research Center / European Commission

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As the artist Cyrilla Mozenter has written regarding Volker Harlan’s conversations with Joseph Beuys, the word aesthetic can be understood as the opposite of anesthetic or numbness: then the artist and the art process have to do with aliveness. In Harlan’s words: art making “links…to responsibility not as a moral imperative, but to response-ability, or the ability to respond”.

Art making and fruition can emotionally, intuitively and cognitively encourage the capacity to locally and contingently embrace change and complexity, while creatively adapting to them as they unfold.

Photography and poetry can be considered as generating quality evidence related to the experience of place, and integrating it. Good policy can emerge where scientific generalizations meet place based quotidian life.

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Torino – Con la mostra collettiva _exh#03, si chiude il ciclo annuale di Serie Inversa, programma promosso da Progetto Diogene per compiere una ricognizione sul territorio piemontese alla scoperta di percorsi di ricerca artistica attualmente fuori dal circuito commerciale o istituzionale. Gli artisti selezionati per la terza edizione del progetto che verrà ospitato negli spazi dell’Associazione Barriera, a partire dal 15 luglio, sono Alice Benessia, Michela Depetris e Paul-Flavien Enriquez-Sarano.

Turin – The collective exh#3 marks the closing of the annual cycle of Serie Inversa, a program of Progetto Diogene for carrying out a survey to discover the paths of artistic research currently going on in Piedmont, but outside the commercial or institutional circuits. The artists selected for the project’s third edition, which will be hosted in the spaces of the Barriera Association starting with the inauguration on July 15, are Alice Benessia, Michela Depetris and Paul-Flavien Enriquez-Sarano.

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Torino – Mercoledì 10 giugno, al Tram Diogene, avrà luogo uno degli ultimi incontri stagionali di Serie Inversa, che precedono la mostra annuale prevista per il mese di luglio negli spazi di Barriera. Ospite di questo appuntamento attraverso il quale Progetto Diogene effettua una ricognizione sulle pratiche artistiche in via di consolidamento sul territorio piemontese sarà l’artista Alice Benessia.

Nella sua ricerca, l’artista torinese declina l’atto del fotografare in un senso paradossale e, come dichiarato, cerca di «utilizzare uno strumento che inquadra allo scopo di rimuovere ogni inquadramento dal proprio sguardo, su di sé e sul mondo esterno». La ricerca, la pratica e la fruizione fotografica sono interpretate come possibili percorsi di indagine non solo della visione e della percezione, ma anche come opportunità di sondare uno stato dell’essere più ampio: «per ricordare e raffinare la propria capacità di essere presenti, dunque consapevoli di ciò che ci abita e ci circonda, e pertanto pronti e aperti all’evolvere nel tempo». In questo senso, viene ribaltato lo statuto ontologico della fotografia che diventa un’arte della presenza: imparare a essere in uno spazio e in un tempo definito, in relazione dinamica con la luce e con il flusso di eventi esterni e interni. Nella presentazione di un lavoro della Benessia viene affermato che «gran parte delle nostre teorie sul mondo e del nostro modo di vivere in esso dipendono da come ci guardiamo attorno. È un esercizio di grande ambizione sospendere il senso preordinato di ciò che si incontra elimitarsi a sentirne la sola presenza.Anche solo per un attimo, si diventa testimoni di un incontro tra due forme (se stessi e il fuori) che semplicemente sono». La volontà di esercitarsi sulla questione del tempo come materia pare esplicita.

Alice Benessia considers the act of photographing in a paradoxical sense: using a framing instrument in order to un-frame, that is to explore, one’s own capacity to see. Photographic research, practice and fruition are undertaken as ways to work not only on vision and perception, but on a more general state of being: “reminding and refining one’s own capacity to be present, therefore aware about what is there, and open to what will be next”. In this sense, photography becomes a performative art: learning to be in a definite space and time, in a dynamic relation with light, internal and external events. As we read in the presentation of one of her pieces: “Most of our theories about the world, and most of our way of living in it, depend on how we look around. To suspend the preconceived sense of what we encounter, and to just feel its presence, is a very ambitious task. Even for just a moment, one witnesses the encounter between two forms (oneself and the outside) that simply are”.

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In collaborazione con Andrea Caretto e Raffaella Spagna

Il laboratorio è residenziale, al Centro Studi Pianpicollo Selvatico nel comune di Levice, da venerdì 13 a lunedì 16 luglio 2014. Dopo aver lavorato sul dare corpo al lavoro fotografico all’interno di spazi già presenti, si porterà a termine il processo dell’editing integrato attraverso la costruzione di nuovi spazi, per abitare lo sguardo: dei rifugi per le immagini, nei quali lo sguardo di ciascuno prenderà la propria dimora. La radice della parola “costruire” in tedesco antico è “buan” che significa abitare. E l’origine dell’abitare buan coincide con l’essere sulla terra (bin in tedesco o be in inglese). Il tratto fondamentale dell’abitare è l’aver cura, nel senso del lasciar essere qualcosa nella sua essenza. In questo incontro ci si prenderà dunque cura ancora una volta del proprio sguardo per abitarlo, per lasciarlo essere nella sua natura più intima attraverso il processo del costruire. Con l’aiuto degli artisti Andrea Caretto e Raffaella Spagna il gruppo sarà invitato a realizzare delle installazioni all’interno delle quali il lavoro fotografico abiterà, durante la mostra collettiva  prevista per il 12-13 luglio. La forma di tali costruzioni non deriverà tanto della messa in opera di un progetto definito a priori, ma sarà espressione di un processo innescato della relazione che ognuno di noi avrà stabilito con il luogo, il campo di forze che lo informa, e lavoro fotografico.

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